ISSN 2039 - 6937  Registrata presso il Tribunale di Catania
Anno XIV - n. 06 - Giugno 2022

  Studi



Recensione al volume collettaneo. Contratti pubblici e innovazione. Una strategia per far ripartire l'Europa, Giuffrè 2021.

Di Antonio Alberto Azzena
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Recensione al volume collettaneo

Contratti pubblici e innovazione. Una strategia per far ripartire l'Europa, Giuffrè 2021 

Di ANTONIO ALBERTO AZZENA

 

Avevo appena terminato la lettura di un volume sugli appalti, Battiston, Bertelli, Il monitoraggio delle opere pubbliche negli enti locali (Apollonio 2021), che me ne arriva un altro, Contratti pubblici e innovazione. Una strategia per far ripartire l'Europa, Giuffrè 2021, il cui intento, piuttosto ambizioso, suscita notevole curiosità, pur se difficilmente qualcuno si ricorderà di verificare fra qualche anno se l'obbiettivo sia stato raggiunto o quantomeno se il contributo sia tornato davvero utile nella ricaduta pratica.

Il volume è a cura di Christoph Peratoner, Simon Laimer e non ultima Carola Pagliarin, di cui avevo avuto modo di apprezzare il modo di fare ricerca e che da ultimo avevo un po' perso di vista, non per mia colpa. Non ho quindi resistito alla tentazione di bissare, naturalmente dedicando attenzione a tutti gli Autori che hanno collaborato all'opera.

La quale, oltre a quelli dei curatori, ospita gli scritti di Claudia Fuchs, Thomas Muller, un altro Thomas, Mathà, e di Martina Brasson.

Mi potrei sbagliare, ma mi è parso che il lavoro della Pagliarin, che figura per ultimo, costituisca una guida utile per il percorso seguito dagli altri per affrontare i vari aspetti della materia. Affronta infatti dichiaratamente il tema del concorso pubblico/privato, non sempre di tipo collaborativo, a una strategia di sviluppo basata sull'innovazione. Inizio perciò da qui la breve rassegna dei contributi.

Quello della Pagliarin comprende a sua volta una rassegna che segue il percorso della innovazione dagli anni '20 fino alla sua regolamentazione in sede europea, soffermandosi sugli strumenti di cui ci si è via via avvalsi nella materia dei contratti pubblici e sul loro impiego con minore o maggiore flessibilità, ritenuta dalla Autora /trice più redditizia.

Seguendo questa impostazione si sottolinea il mutamento di approccio col superamento della politica delle sovvenzioni per focalizzare l'intervento sul lato della domanda attraverso la proposizione di bandi che richiedono requisiti innovativi nelle opere come nei servizi. Evoluzione che ha tardato a manifestarsi sotto la spinta di precise Direttive in tal senso, dalle quali si ricava anche una definizione della nozione in rapporto a quella diversa della fase di ricerca non ancora approdata a risultati concreti in termini di prodotto. In termini di procedure atte a stimolare l'innovazione dal lato dell'offerta se ne segnalano alcune in particolare sulle quali la trattazione si diffonde (in particolare sul partenariato specificamente dedicato all'innovazione). Così come si segnala la preoccupazione della Commissione per evitare che la premialità atta a stimolare l'innovazione metta in pericolo il principio (sacro!) della concorrenza. 

E si segnalano altresì gli scostamenti riscontrabili nella traduzione delle Direttive nel codice degli appalti vigente da noi, seppur con troppo frequenti aggiornamenti.

          Non pare utile in questa sede ridurre a un breve accenno sul resto della trattazione, dedicata esclusivamente al partenariato pubblico in questione e alle problematiche che esso suscita.

Per concludere su questo contributo non si può invece ignorare la già segnalata prospettiva con cui lo studio si chiude, in perfetta coerenza col titolo del volume, vale a dire il ruolo che l'innovazione cui il partenariato giova può svolgere nello stimolare e favorire la ripresa per uscire dalla opaca fase attraversata da ultimo. 

Il ruolo della UE viene ripreso (se così si può dire essendo lo scritto quello che apre il volume) e approfondito da Perathoner partendo da premesse non proprio ottimistiche e tuttavia facendo apprezzare l'evolversi del mercato estero fra i Paesi della Comunità fino a ottenere un mercato unico nel quale le merci si muovono.

Dal saggio di Fuchs si apprende invece il modo in cui la problematica esaminata viene affrontata in Austria, con l’ulteriore pregio di una particolare attenzione al problema del riscaldamento globale e più in generale all’inquinamento ambientale. 

Mentre lo sguardo di Muller anche esso concentrato sugli strumenti al servizio dell’innovazione, in particolare quelli in concorso tra pubblico e privato, si allarga ulteriormente all’incentivazione di essa avvenuta in chiave europea. 

A quelli di Fuchs e Muller seguono i saggi di Thomas Mathà e di Martina Brasson. Quest'ultima esamina due casi particolari di effettiva sperimentazione su cui si sono impegnate alcune stazioni appaltanti giovandosi del dialogo competitivo e dei servizi di ricerca e sviluppo. Partendo da una premessa comune agli altri scritti relativa al ruolo sempre crescente dell'innovazione man mano che aumentava la coscienza della sua funzione trainante. Lo studio si addentra ancor più nelle problematiche di cui si occupa la normativa europea; sicchè darne conto significherebbe ripercorrerlo secondo una percezione soggettiva assolutamente da evitare e prima ancora pleonastica, se non inquinante e fuorviante, stante la chiarezza dell’esposizione.

L'Autore dell'altro scritto si occupa egualmente di un aspetto specifico, ovviamente diverso, quale la professionalizzazione della committenza, aspetto fondamentale per svolgere quel ruolo di stimolo all'innovazione attraverso i bandi pubblici di cui abbiamo detto in commento alla Pagliarin, aspetto guarda caso, per tornare all'incipit, cui è interamente dedicato l'altro volume che mi sono trovato a illustrare in questi giorni.

Data la specificità del tema trattato, valgono le considerazioni già fatte or non è guari che sconsigliano una riproposizione per quanto sintetica.