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Anno XI - n. 12 - Dicembre 2019

  Studi



l Dirigente scolastico: quale leadership?

Di Lucia Esposito.
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Il Dirigente scolastico: quale leadership?

Di LUCIA ESPOSITO[1]

 

SOMMARIO: 1. Premessa. ­- 2. La leadership del Dirigente scolastico nella “Buona Scuola”. - 3. Considerazioni conclusive: Manager o Leader?.

  1. Premessa

In premessa, è bene sottolineare quelle che, nella concezione comune, sono  le capacità tipiche di un “Leader”, essenzialmente la capacità di motivare e gratificare, insieme a quella di innovare.

Tale assunto sintetizza efficacemente anche la funzione di leader del Dirigente scolastico, da intendersi sia in senso organizzativo che in senso educativo[2].

In senso organizzativo, la leadership implica una gestione efficace delle risorse umane, materiali e finanziarie; in senso educativo invece, attiene alla innovazione delle politiche educative.

E’pur vero che, nella scuola dell’autonomia, mentre il ruolo di leader scolastico spetta, sul piano normativo, al Dirigente scolastico, la leadership scolastica appartiene a quei soggetti in grado di guidare la scuola secondo criteri, fini e valori condivisi.

In tutti i gruppi, infatti, la leadership appartiene a coloro che più degli altri sanno guidare la vita del gruppo stesso, divenendone appunto il “leader”.

In altre parole, il leader deve essere riconosciuto come tale dal gruppo, in quanto avente un ruolo di guida e non in quanto “capo” legittimo, in base alla normativa che gli conferisce poteri e responsabilità.

D’altra parte, non si può trascurare che la scuola è un’organizzazione complessa, per cui si assiste inevitabilmente ad una distribuzione della leadership, attraverso ad es. l’istituto della delega, utilizzato in primis per coordinare il lavoro degli altri e dare direttive.

Comunque, il vero leader non solo coordina e dà direttive, ma assolve anche alla funzione di esperto, di arbitro e, non da ultimo, di esempio per l’organizzazione, con la conseguenza che la leadership è strettamente correlata anche alle caratteristiche personali del leader, tra le quali spiccano  l’affidabilità, la creatività e l’assunzione di responsabilità[3].

Va anche osservato, per completezza espositiva, che, nel linguaggio comune, si parla spesso di management per indicare l’idea di leadership, denominando di conseguenza il leader, anche “manager”.

Ma un leader possiede una capacità aggiuntiva che lo distingue da un manager, vale a dire quella di saper gestire il cambiamento, definendone la direzione e condividendola con l’organizzazione.

Se ne deduce che anche la leadership scolastica, per poter essere efficace, deve essere in grado di realizzare una visione condivisa e comune, orientando e motivando il personale docente e non docente[4].

  1. La leadership del Dirigente scolastico nella “Buona Scuola”

Ebbene, con la L.107/2015[5], c.d. “Buona Scuola”, l’azione dirigenziale viene rappresentata in modo chiaro con riferimento sia a competenze manageriali che a capacità di leadership educativa.

Basta analizzare il c. 93 della recente legge di riforma, relativo alla valutazione dei Dirigenti scolastici, nel quale viene disposto che “nell'individuazione degli indicatori per la valutazione del dirigente scolastico” si debba tener conto, oltre che del contributo del dirigente al miglioramento del servizio scolastico come previsto nel rapporto di autovalutazione, anche delle competenze gestionali ed organizzative in relazione agli obiettivi assegnati nell'incarico triennale, della valorizzazione del merito professionale del personale dell'istituto, dell’apprezzamento del suo operato all'interno della comunità professionale e sociale e della direzione unitaria della scuola.

Inoltre, numerosi sono gli studi di settore che da tempo sostengono la validità e l’efficacia della leadership basata sulla valorizzazione del fattore umano, in vista dell’obiettivo del miglioramento organizzativo.

In particolare, nella scuola, va considerato il contributo apportato, sia sul piano didattico che organizzativo.

E’ pur vero che il livello retributivo del personale scolastico, in primis i docenti, non facilita di certo l’impegno e la passione per il proprio lavoro[6], ma con l’introduzione della valorizzazione del merito dei docenti, ad opera della L.107/2015, il Dirigente scolastico ha ormai, volente o nolente, assunto il ruolo del “regista” di un’impresa oltremodo difficile, oltre che complessa nella sua prima messa in opera, vale a dire il valorizzare l’impegno e l’attività di quei docenti che si sono distinti non solo nella didattica, ma anche nel contributo dato alla scuola in termini organizzativi.

Ne consegue che la validità ed il successo dell’azione educativa del Dirigente scolastico dipendono molto dal suo carisma e dalla sua attendibilità. 

Fondamentali, nell’esercizio del suo ruolo, sono la coerenza e la professionalità, che devono accompagnare la preparazione e lo studio.

E’ importante sottolineare comunque che le suddette caratteristiche debbono trasparire e manifestarsi, per far sì che l’azione educativa sia incisiva ed interessante.

In un ambiente di lavoro, fatto di regole condivise e valori acquisiti, il Dirigente, con molta probabilità, eserciterà più facilmente il suo potere.

Tra i principi più fortemente educativi svolge una funzione primaria il rispetto della legalità[7], che se osservata dall’alto si traduce poi in una sana democrazia.

La trasparenza e la correttezza dei comportamenti assolvono principalmente ad una funzione educativa, in considerazione della specificità della comunità di riferimento.

Infatti, nella realtà scolastica, agli studenti occorre fornire modelli di vita piuttosto che regole imposte dall’alto, affinché si riconoscano e si ritrovino in essi, considerato che, come emerge da studi e ricerche di settore, esiste una stretta correlazione tra la formazione etica dell’individuo e l’ambiente di apprendimento principale dopo la famiglia, vale a dire la scuola.

Alcuni esponenti del mondo sindacale, in occasione di convegni nazionali tenutisi dopo l’entrata in vigore della legge 107/2015, hanno, con estremo rigore, sostenuto che le novità introdotte dalla citata legge di riforma, che attribuiscono al Dirigente nuovi poteri e responsabilità, non fanno di quest’ultimo un manager, poiché la scuola non è una struttura aziendale, ma formativa ed educativa.

A caratterizzare, di conseguenza, il nuovo ruolo del Dirigente è la leadership educativa e culturale[8], capace di orientare la comunità e di valorizzare le competenze individuali, motivando e coinvolgendo le persone nel processo decisionale, assegnando loro ruoli e responsabilità, al fine di costruire e realizzare progetti, gestire risorse ed interagire con soggetti esterni alla scuola.

In una comunità educante basata sulla cooperazione, il Dirigente scolastico deve esercitare il suo ruolo attraverso la leadership diffusa, la distribuzione di responsabilità, coinvolgendo tutti nei processi decisionali, in modo che si sentano partecipi del progetto della scuola.

Naturalmente, la leadership distribuita produce effetti sempreché ci siano le condizioni di contesto, anche perché la tipologia e la particolarità di ogni istituzione scolastica guida con forti condizionamenti il comportamento del suo Dirigente.

Da quanto abbiamo sopra argomentato, al Dirigente è richiesta in particolare una capacità di “leadership diffusa” perché deve sapere coordinare tra loro tutti gli aspetti della vita scolastica, contemperando le esigenze di chi lavora nella scuola e le esigenze degli alunni e dei genitori, i quali dalla scuola si aspettano competenze ed esperienze educative.

Ciò può anche creare situazioni in cui il Dirigente si trovi a dirimere conflitti relazionali tra gli insegnati, gli alunni e i genitori, per lo più derivanti da divergenti visioni culturali ed educative.

Ecco allora che emerge il leader, con la sua capacità di rendere partecipi i diversi soggetti coinvolti, ai valori, regole ed obiettivi che la scuola rappresenta.

  1. Considerazioni conclusive: Manager o Leader?

Ritornando alla differenza tra management e leadership, un contributo autorevole lo riceviamo da J.P. Kotter, che, in un suo saggio[9], afferma “il management consiste nel saper far lavorare le persone attraverso le tradizionali attività di pianificazione, organizzazione, monitoraggio e controllo, senza troppo preoccuparsi di quello che succede nella loro testa. La leadership si preoccupa invece al massimo grado di ciò che le persone sentono e pensano e della natura del loro legame con l’ambiente lavorativo, con l’organizzazione e con il posto di lavoro/compito assegnato”[10].

Aggiunge poi, lo stesso autore: “La vera sfida è quella di bilanciare una leadership forte con un management altrettanto forte”[11].

Ebbene, nell’art. 25 del D. Lgs. 165/2001, relativo ai Dirigenti delle istituzioni scolastiche, ritroviamo sia la leadership educativa che il management in relazione alla figura dirigenziale[12];  infatti il c. 2 recita testualmente “Il dirigente scolastico assicura la gestione unitaria dell'istituzione, ne ha la legale rappresentanza, e' responsabile della gestione delle risorse finanziarie e strumentali e dei risultati del servizio. Nel rispetto delle competenze degli organi collegiali scolastici, spettano al dirigente scolastico autonomi poteri di direzione, di coordinamento e di valorizzazione delle risorse umane. In particolare, il dirigente scolastico organizza l'attività scolastica secondo criteri di efficienza e di efficacia formative ed e' titolare delle relazioni sindacali”.

In altre parole, la figura del Dirigente scolastico, uscita potenziata e rafforzata dalla L.107/2015, deve possedere capacità sia di leadership che manageriali, per essere effettivamente in grado di guidare i processi di miglioramento e sviluppo e di rispondere dei risultati ottenuti.

Abbiamo già analizzato il profilo del Dirigente scolastico che emerge dal T.U. 165/2001, ma in questo contesto, specificamente dedicato alla leadership connessa alla figura dirigenziale, esso va rivisto alla luce delle nuove competenze attribuite dalla L. 107.

Tra le novità più rilevanti, vanno citati l’atto di indirizzo ai docenti e le scelte gestionali riguardanti il PTOF, la valutazione del merito dei docenti, la chiamata diretta dei docenti dell’organico potenziato, da cui discende innanzitutto una discrezionalità decisionale maggiore per i Dirigenti scolastici.

Ebbene, se alle novità sopra citate aggiungiamo la valutazione dei Dirigenti scolastici, di cui al già commentato c. 93 della legge di riforma del sistema scolastico, ed analizziamo gli ambiti di valutazione ivi indicati, come abbiamo già avuto occasione di sottolineare, è possibile affermare che la funzione dirigenziale viene chiaramente rappresentata dal legislatore non tanto con riferimento ad aspetti di carattere burocratico, ma essenzialmente alle capacità sia di leadership che manageriali che oggi si richiedono al Dirigente scolastico della “Buona Scuola”.

In conclusione, è bene sottolineare che, ad oggi, diversi punti della cd. Buona Scuola sono stati superati (ad es. la chiamata diretta dei docenti dell’organico potenziato) e l’impianto complessivo della L. 107 risulta essere stato modificato, se non addirittura smontato pezzo per pezzo dai governi successivi.

Inevitabilmente, anche il ruolo del dirigente scolastico ne esce condizionato e forse depotenziato, con un leggero ritorno al passato e all’immagine del “vecchio preside”, tanto cara ai sindacati e a qualche dirigente di lontana impostazione.

Tuttavia, resta un dubbio: in un’organizzazione complessa come la scuola di oggi, il Dirigente deve essere più Manager o più Leader?

 

 

Note:

[1] Dirigente amministrativo Istituto scolastico statale

 [2] I. Summa, La buona scuola passa attraverso la valutazione, «Dirigere la scuola», (2016), n.9, pp.9-10

[3] http://www.unipegaso.it/materiali/PostLaurea/Vairo/Leader/Leadership_Management.pdf

 [4] http://www.anpmarche.it/bom/bo/allegati/files/263_dirigenza_scolastica_e_leadreship.pdf

 [5] L. 13 luglio 2015, n. 107  “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti” (GU Serie Generale n.162 del 15-07-2015)

 [6] S. Stefanel, La leadership e il sistema scolastico, «Amministrare la scuola», (2014), n.5, pp.7-9

 [7] G. Iannuzzi, L’eclissi dell’etica – La solitudine istituzionale del Dirigente scolastico, «Dirigere la scuola», (2016), n.9, pp.16-23

 [8]http://www.proteofaresapere.it/speciali/approfondimenti/dirigente-oggi-scuola-pubblica-statale-convegno-nazionale-dirigenti-scolastici-22-23-torino-giornata

 [9] J.P. Kotter “Ma cosa fanno davvero i leader?”, pubblicato nel volume di G.P.Quaglino “Leadership” (Guerini 2000)

 [10] http://www.learning4.it/2015/04/13/come-cambia-o-potrebbe-cambiare-la-funzione-del-dirigente-scolastico/

 [11] J.P. Kotter, op.cit.

 [12]http://www.cidimi.it/Allegati/Concorso_Dirigenti/secondo_incontro/Il%20dirigente%20scolastico%20e%20la%20leadership%20educativa.pdf