ISSN 2039 - 6937  Registrata presso il Tribunale di Catania
Anno XI - n. 10 - Ottobre 2019

  Ultimissime



E' un grave abuso processuale agire in giudizio contro la giurisprudenza di legittimità ampiamente dominante.

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Corte di Cassazione, Sez. III, ord. n. 24649 del 3 ottobre 2019.

Secondo la Suprema Corte di Cassazione configura una responsabilità processuale aggravata far valere in giudizio un'interpretazione della legge di segno totalmente contrario ai numerosi precedenti della giurisprudenza di legittimità.

Nella fattispecie la parte aveva persistito nella propria posizione nonostante la Corte di cassazione avesse già deciso numerosissimi giudizi, tutti identici e vertenti tra le stesse parti, in maniera differente.

La Suprema Corte ha affermato che agire o resistere in giudizio con mala fede o colpa grave vuol dire azionare la propria pretesa, o resistere a quella avversa, con la coscienza dell'infondatezza della domanda o dell'eccezione; ovvero senza aver adoperato la normale diligenza per acquisire la coscienza dell'infondatezza della propria posizione. 

Condotte così distanti da princìpi giuridici pacifici e risalenti - continua il Collegio -, e ripetutamente affermati da questa Corte, costituiscono un'ipotesi (almeno) di colpa grave, consistente nel non intelligere quod omnes intelligunt. La controricorrente va di conseguenza condannata d'ufficio, ai sensi dell'art. 96, comma 3, c.p.c., al pagamento in favore della controparte, in aggiunta alle spese di lite, d'una somma equitativamente determinata a titolo di risarcimento del danno.