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Sulla violazione e falsa applicazione della legge 264/1999 e dei suoi princìpi informatori.

TAR Lazio, Terza Sezione, sentenza n. 9599 del 27 settembre 2018
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La Terza Sezione del TAR per il Lazio si pronuncia sul ricorso proposto dalla sig.ra C.G. contro l’Università degli Studi e nei confronti di C. S. B. al fine di ottenere l’annullamento del bando dell’Ateneo vertente “il trasferimento da stesso corso di altro Ateneo per posti liberi su anni successivi al primo dei corsi di laurea magistrale a ciclo unico”, lamentando la violazione dell’art. 7, 10-bis della l. 241/1990ed in particolare, la violazione e falsa applicazione della legge 264/1999 e dei suoi princìpi informatori.

I giudici del Collegio accolgono il ricorso proposto dalla sig.ra C.G., ritengono che siano applicabili al caso di specie i principi enunciati nella sentenza n. 1 del 2015 dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, ove si legge quanto segue: “a livello di normazione primaria e secondaria, le uniche disposizioni in materia di trasferimenti si rinvengono ai commi 8 e 9 dell’art. 3 del D.M. 16 marzo 2007 in materia di “Determinazione delle classi di laurea magistrale”, che, senz’alcun riferimento a requisiti per l’ammissione, disciplinano il riconoscimento dei crediti già maturati dallo studente”, sia con riguardo al trasferimento degli studenti da un corso di laurea ad un altro, che con riguardo al trasferimento da un'università ad un'altra, “secondo criteri e modalità previsti dal regolamento didattico del corso di laurea di destinazione, anche ricorrendo eventualmente a colloqui per la verifica delle conoscenze effettivamente possedute. Il mancato riconoscimento di crediti deve essere adeguatamente motivato. (…) sebbene la norma non riferisca espressamente la locuzione “ammissione” al solo “primo accoglimento dell’aspirante nel sistema universitario” (per usare l’efficace espressione dell’Ordinanza di rimessione), a rendere sicuramente preferibile e privilegiata tale interpretazione può valere, nell’àmbito del corpus complessivo delle norme concernenti l’accesso ai corsi di studio universitarii, l’art. 6 del D.M. 22 ottobre 2004, n. 270, che, nell’indicare i “requisiti di ammissione ai corsi di studio”, fa esclusivo riferimento, ai fini della ammissione ad un corso di laurea (di primo livello o magistrale: vedansi i commi dall’1 al 3), al “possesso del diploma di scuola secondaria superiore”, ch’è appunto il titolo imprescindibile previsto per l’ingresso nel mondo universitario; il che rende palese che quando il legislatore fa riferimento alla ammissione ad un corso di laurea, intende riferirsi appunto allo studente (e solo allo studente) che chieda di entrare e sia accolto per la prima volta nel sistema”.