Diritto della Navigazione



Osservatorio sulla Giurisprudenza in materia di Diritto della Navigazione aggiornato al 30 settembre 2016. A cura di Luca Salamone

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  • Corte di Cassazione, Sez. III – pen., 3 febbraio 2016, n. 14268

    In tema di reato di abusiva occupazione di spazio demaniale.

    Con la sentenza in rassegna il supremo giudice di legittimità ha statuito che il reato di abusiva occupazione di spazio demaniale previsto dall’art. 1161 c. nav. si applica anche a chi abbia protratto l’abusiva occupazione da altri precedentemente iniziata. 

    Ciò in quanto la fattispecie incriminatrice sanziona la condotta consistente nell’occupare senza titolo, cioè nel limitare o impedire la fruibilità di un’area demaniale, senza che, ai fini dell’attualità della violazione, abbia rilievo quale soggetto abbia dato avvio alla violazione stessa e in quale momento. 

  • Corte di Cassazione, Sez. III – pen., 17 febbraio 2016, n. 15415

    In tema di reato di abusiva occupazione di spazio demaniale.

    Con la sentenza in rassegna il supremo giudice di legittimità ha statuito che integra il reato di occupazione arbitraria di bene demaniale marittimo l’occupazione, senza autorizzazione, con arredi (ombrelloni, sedie e tavolini) di uno spazio di lungomare, anche se temporalmente limitata alla durata della stagione estiva, perché, concretizzando un impedimento al passaggio e allo stazionamento delle persone da e verso il mare, è comunque tale da comprimere l’interesse della collettività ad usare in maniera completa ed in tutte le sue implicazioni il bene demaniale. 

  • Consiglio di Giustizia Amministrativa – Reg. Sic., 19 febbraio 2016, n. 50

    In tema di concessioni demaniali marittime e poteri di revoca dell’amministrazione.

    Con la sentenza in rassegna il giudice amministrativo della Regione Sicilia ha statuito che in tema di concessioni demaniali non può condividersi la tesi secondo cui, una volta rilasciata la concessione demaniale, l’amministrazione concedente non può disporre, né direttamente, né concedendola a terzi, dell’area assentita in concessione per finalità diverse o comunque incompatibili con quelle proprie della concessione rilasciata al privato, salvo ne acquisisca il consenso. Tale tesi, che tende ad equiparare la posizione del concessionario a quella di un titolare di un diritto reale ed a omologare rapporti tra loro eterogenei quali quello tra concessionario e terzo e quello tra concessionario e amministrazione concedente, trascura la natura comunque pubblica del bene oggetto di concessione e la conseguente possibilità di modificazioni del rapporto, oltre che in via consensuale, in via autoritativa; in particolare, l’art. 42 del Codice della Navigazione contempla la possibilità di revoca, stabilendo, al comma 2, che “Le concessioni di durata superiore al quadriennio o che comunque importino impianti di difficile sgombero sono revocabili per specifici motivi inerenti al pubblico uso del mare o per altre ragioni di pubblico interesse, a giudizio discrezionale dell'amministrazione marittima”. La revoca può essere parziale e, ove l'interesse pubblico sopravvenuto da soddisfare, cui la revoca è funzionale, abbia carattere solo temporaneo, a sua volta può essere temporanea. 

  • Tribunale amministrativo regionale per la Calabria - Catanzaro Sezione I, 23 febbraio 2016, n. 379

    In tema di modificazioni del demanio marittimo.

    Con la pronuncia in rassegna il giudice amministrativo per la Calabria ha statuito che ai sensi dell’art. 45 del Codice della Navigazione, rubricato “modifica o estinzione per cause naturali”, quando, per cause naturali, i beni del demanio marittimo concessi subiscono modificazioni tali da restringere l’utilizzazione della concessione, il concessionario ha diritto ad una adeguata riduzione del canone. 

    Inoltre, ad avviso del Collegio, qualora le cause predette cagionino modificazioni tali nella consistenza dei beni da rendere impossibile l’ulteriore utilizzazione della concessione, questa si estingue. 

  • Consiglio di Stato, Sezione VI, 7 marzo 2016 n. 892

    In tema di scelta dell’Amministrazione di quale fra i vari usi di un bene demaniale marittimo.

    Con la pronuncia in rassegna il supremo consesso amministrativo, nel solco di una giurisprudenza ormai consolidata, ha statuito che la scelta dell’Amministrazione di quale fra i vari usi di un bene demaniale si presenti più proficuo e conforme all’interesse pubblico costituisce espressione di un’ampia discrezionalità amministrativa, che può essere sindacata in sede giurisdizionale solo nei limiti del difetto di motivazione e della manifesta illogicità o irragionevolezza.

    Alla luce di tale principio, il diniego di concessione dell’uso di un bene demaniale, ai sensi dell’art. 36 Cod. Nav., costituisce legittima espressione del potere ampiamente discrezionale spettante all’amministrazione in tutte le ipotesi in cui quest’ultima ravvisi la sussistenza di un interesse pubblico contrario al rilascio, purché la decisione negativa venga motivata adducendo elementi concreti ritenuti, all’esito di apposito accertamento istruttorio, ostativi all’invocato uso particolare del bene pubblico e l’esercizio di tale potere è sindacabile da parte del Giudice Amministrativo sotto il profilo della logicità e congruenza. 

  • Consiglio di Stato, Sezione VI, 7 marzo 2016 n. 889

    In tema di beni demaniali marittimi e principi di derivazione comunitaria. 

    Con la pronuncia in rassegna il supremo consesso amministrativo, nel solco di una giurisprudenza ormai consolidata, ha statuito che i principi di derivazione comunitaria a tutela della concorrenza (imparzialità, trasparenza, parità di trattamento, imparzialità) sono applicabili anche alle concessioni di beni pubblici appartenenti al demanio marittimo, fungendo da parametro di interpretazione e limitazione del diritto di insistenza di cui all’art. 36 Cod. Nav. 

    Alla luce del consolidato principio, la titolarità di una precedente concessione demaniale nell’ambito del medesimo ambito portuale cui si riferisce la concessione impugnata innanzi al G.A. non solo non rappresenta fattore preclusivo alla proposizione del ricorso, ma rappresenta una circostanza di fatto che fonda la legittimazione al ricorso in quanto vale a differenziare la posizione soggettiva del ricorrente rispetto a quella di qualsiasi altro operatore economico, rendendo attuale e concreto l’interesse ad ottenere il rispetto dei principi di derivazione comunitaria dell’evidenza pubblica in sede di rinnovo della concessione demaniale. 

  • Corte di Cassazione, Sez. III – pen., 10 marzo 2016, n. 17424

    In tema di reato di abusiva occupazione di spazio demaniale marittimo e sdemanializzazione.

    Con la pronuncia in rassegna il giudice di legittimità ha statuito che al fine di escludere la configurabilità del reato di abusiva occupazione di spazio demaniale di cui all’art. 1161 Cod. Nav., non può essere considerata l’ipotesi di sdemanializzazione tacita del demanio marittimo. In particolare il giudice penale di legittimità ha specificato che, a differenza di quanto previsto dall’art. 829 cod. c.v. per il passaggio di un bene dal demanio pubblico al patrimonio, in relazione a beni appartenenti al demanio marittimo la sdemanializzazione è attuabile solo in forma espressa mediante uno specifico provvedimento di carattere costitutivo da parte dell'autorità amministrativa competente. 

  • Corte di Cassazione, Sez. III – pen., 22 marzo 2016, n. 18691

    In tema di reati demaniali.

    Con la pronuncia in rassegna il giudice penale di legittimità ha stabilito che in tema di reati demaniali, l’indicazione di un terreno nelle mappe catastali come compreso nel demanio marittimo comprova che è stata, a suo tempo, espletata la procedura di delimitazione di cui al combinato disposto degli artt. 32 cod. nav. e 58 del regolamento di attuazione per la navigazione marittima; ne consegue che, in assenza di alterazioni dello stato di fatto, determinate da sconvolgimenti del terreno o da fenomeni di spostamento della linea di battigia per cause naturali, la natura demaniale del medesimo terreno, così come verificata e registrata, non può essere oggetto di contestazione. 

  • Tribunale amministrativo regionale per il Lazio – Roma, Sez. III ter, 12 aprile 2016, n. 4350

    In tema di fonti energetiche rinnovabili e sicurezza della navigazione.

    Con la pronuncia in rassegna il giudice amministrativo del Lazio ha statuito che quanto al favore che la normativa internazionale, quella comunitaria e quella nazionale manifestano per le fonti energetiche rinnovabili, nel senso di porre le condizioni per una adeguata diffusione dei relativi impianti, esso va comunque contemperato con gli altri interessi generali tra i quali la sicurezza della navigazione, e senza ammettere deroghe alle competenze in materia di concessione d’uso del demanio marittimo, che resta devoluta alla competente autorità marittima ai sensi dell’art. 12 del D.Lgs. n. 387/2003, o prevedere eccezionali criteri di prevalenza.

    Il diniego di concessione dell’uso di un bene demaniale, ai sensi dell’art. 36 cod. nav., costituisce legittima espressione del potere ampiamente discrezionale spettante all’amministrazione in tutte le ipotesi in cui quest'ultima ravvisi la sussistenza di un interesse pubblico contrario al rilascio, purché la decisione negativa venga motivata adducendo elementi concreti ritenuti, all’esito di apposito accertamento istruttorio, ostativi all’invocato uso particolare del bene pubblico, residuando un sindacato del giudice Amministrativo sotto il profilo della logicità e congruenza. 

  • Tribunale di Bari, Sez. I, 14 aprile 2016

    In tema di reato di abusiva occupazione di spazio demaniale marittimo.

    Con la sentenza in rassegna il giudice di Bari ha statuito che sono imputabili per i reati p. e p. dagli artt. 110 c.p. e 1161 del codice della navigazione i prevenuti che, in concorso tra loro, occupavano arbitrariamente, attraverso la realizzazione di cartelloni pubblicitari abusivi, l’area demaniale marittima del lungomare in assenza dell'autorizzazione necessaria del Comune. La ratio della fattispecie delittuosa è insita nell'interesse della collettività al pieno utilizzo del bene demaniale.