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Corte di Cassazione, sezione sesta, ordinanza n. 6427 del 4 aprile 2016. Sulla quantificazione dell’assegno di separazione.

di Giovanna Nalis

Nella vicenda in esame, la Suprema Corte invoca un principio, costantemente ribadito dalla giurisprudenza di legittimità in tema di separazione[1]: il parametro indispensabile di riferimento per la valutazione di congruità dell’assegno è costituito dal tenore di vita di cui i coniugi hanno goduto nel corso della convivenza, quale elemento condizionante la qualità e la quantità delle esigenze del richiedente, al cui accertamento il giudice di merito deve procedere verificando le disponibilità patrimoniali dell’onerato, senza limitarsi a considerare il reddito emergente dalla documentazione fiscale prodotta, ma tenendo conto anche degli altri elementi di ordine economico, o comunque apprezzabili in termini economici, suscettibili di incidere sulle condizioni delle parti, quali la disponibilità di un consistente patrimonio e la conduzione di uno stile di vita particolarmente agiato e lussuoso (cfr. ex plurimis, Cass., Sez. I, 11 luglio 2013, n. 17199; 24 aprile 2007, n. 9915; 27 giugno 2006, n. 14840).

In particolare, vari elementi (immobili, autovetture, natanti) sono stati considerati indici di uno standard di vita particolarmente elevato del G., non confutati dalla documentazione fiscale prodotta dal ricorrente. Infatti, l’efficacia probatoria delle dichiarazioni dei redditi, con funzione tipicamente fiscale, esclude la possibilità di attribuirvi portata vincolante al di fuori delle controversie riguardanti rapporti tributari, restando il loro apprezzamento rimesso alla discrezionalità del giudice, da esercitare sulla base di altre risultanze probatorie (cfr. Cass., Sez. VI, 16 settembre 2015, n. 18196; Cass., Sez. 1, 12 giugno 2006, n. 13592; 28 aprile 2006, n. 9876).

Inoltre, nel valutare la capacità di lavoro della M., è stata ridimensionata la rilevanza dell’esistenza di titolo di studio universitario ed all’abilitazione professionale della donna, alla luce delle difficoltà, desunte da nozioni di comune esperienza, che ella potrebbe incontrare nell’inserimento del mondo del lavoro, a causa dell’età e della mancanza di precedenti esperienze professionali. Infatti, l’attitudine al lavoro del coniuge, quale elemento di valutazione della sua capacità di guadagno, in tanto può assumere rilievo ai fini del riconoscimento e della liquidazione dell’assegno di mantenimento, in quanto venga riscontrata in termini di effettiva possibilità di svolgimento di un’attività retribuita, in concreto, e non in base a valutazioni astratte e ipotetiche (cfr. Cass., Sez. I, 13 febbraio 2013, n. 3502; 25 agosto 2006, n. 18547; 2 luglio 2004, n. 12121).

 

[1] Si rammenta che, ai sensi dell’art. 156 del codice civile (Effetti della separazione sui rapporti patrimoniali tra i coniugi), il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri. Tuttavia, l’entità di tale somministrazione è determinata in relazione alle circostanze e ai redditi dell’obbligato.