ISSN 2039 - 6937  Registrata presso il Tribunale di Catania
Anno XI - n. 06 - Giugno 2019

  Ultimissime



L’accesso civico generalizzato (il c.d. Foia italiano) trova applicazione anche in materia di appalti.

   Consulta il PDF   PDF-1   

Il Consiglio di Stato, sez. III, con la sent. n. 3780/19, ha ritenuto fondato l’appello proposto dal Consorzio avverso la sentenza del giudice di prime cure che aveva respinto il ricorso relativo al diniego dell’istanza di accesso civico generalizzato in relazione agli atti concernenti l’affidamento del servizio di manutenzione e riparazione di tutti gli automezzi in dotazione dell’Azienda U.S.L. di Parma per un dato periodo.

Secondo il Consiglio di Stato, in casi del genere, si tratta di stabilire se l’art. 53 del codice dei contratti il quale stabilisce “il diritto di accesso agli atti delle procedure di affidamento e di esecuzione dei contratti pubblici, ivi comprese le candidature e le offerte, è disciplinato dagli artt. 22 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241” possa condurre alla esclusione della disciplina dell’accesso civico ai sensi del comma 3 dell’art. 5-bis del d.lgs. n. 33/2013, ai sensi del quale “il diritto di cui all’art. 5, comma 2, è escluso nei casi di segreto di Stato e negli altri casi di divieti di accesso o divulgazione previsti dalla legge, ivi compresi i casi in cui l’accesso è subordinato dalla disciplina vigente al rispetto di specifiche condizioni, modalità o limiti, inclusi quelli di cui all’art. 24, comma 1, della l. 241/1990”.

Il Collegio non ha ritenuto che il richiamo decisivo fatto dal primo giudice, all’art. 53 del “Codice dei contratti” nella parte in cui esso rinvia alla disciplina degli artt. 22 e seguenti della l. 241/90, possa condurre alla generale esclusione dell’accesso civico della materia degli appalti pubblici; viceversa, ha ritenuto che una interpretazione conforme ai canoni dell’art. 97 Cost. debba valorizzare l’impatto “orizzontale” dell’accesso civico, non limitabile da norme preesistenti (e non coordinate con il nuovo istituto), ma soltanto dalle prescrizioni “speciali” e interpretabili restrittivamente, che la stessa nuova normativa ha introdotto al suo interno.

A rafforzare l’ammissibilità dell’accesso civico generalizzato in materia di appalti, secondo il Collegio, vi è una esigenza specifica e più volte riaffermata nell’ordinamento statale ed europeo, e cioè il perseguimento di procedure di appalto trasparenti anche come strumento di prevenzione e contrasto della corruzione.

Tali principi trovano conferma anche nella posizione chiara della Commissione Europea, che nella relazione concernente il contrasto alla corruzione in ogni ambito, sottolinea la necessità che l’ordinamento italiano promuova la trasparenza in ogni ambito, e particolarmente negli appalti pubblici “prima” ma anche “dopo l’aggiudicazione”.

Conclusivamente il Consiglio di Stato, pronunciandosi favorevolmente all’accoglimento del ricorso, ha accolto la tesi secondo cui l’accesso civico generalizzato trova applicazione anche in materia di appalti.